Dalla cattedrale alla moschea: il confronto tra culture

15 Marzo 2017 | 0 commenti

di Paolo Cardinale

Oggi la Cattedrale di Palermo ha assistito all’incontro tra gli alunni dell’Ascione e il presidente della federazione Islamica Siciliana, l’imam Mustafa della moschea di Tunisi, che ha spiegato il significato del simbolo presente su un pilastro della cattedrale, che rappresenta la prima Sura del Corano. L’imam ha spiegato che: “Questo simbolo rappresenta la prima Sura del Corano la cui enunciazione precede la preghiera ed è d’obbligo perché senza, la preghiera non ha valore. Ogni sura, con l’eccezione della nona, comincia con: “Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso”, un versetto che è conteggiato solo nella prima sura.

Poi i ragazzi hanno seguito l’imam fino alla moschea dove, in segno di rispetto nei confronti della religione islamica, hanno dovuto levare i calzari, compiendo così un gesto legato alla tradizione Islamica in quanto gli islamici, prima di entrare nella moschea, lavano piedi, mani e viso in segno di purificazione. L’imam ha raccontato la storia della moschea, l’importanza della preghiera, i cinque pilastri della loro religione e i rituali che svolgono durante il giorno.

La moschea, che si trova in Via del Celso, nel centro storico di Palermo, è stata costruita nel 1591 ed è stata ufficializzata nel 1989. E’ la più importante del capoluogo siciliano. La gestione è esercitata direttamente dal governo tunisino attraverso il consolato tunisino a Palermo, attraverso l’Associazione culturale islamica. La moschea raccoglie la comunità di una settantina di tunisini praticanti di Palermo e provincia, e fa riferimento ai circa 5.000 immigrati di religione musulmana presenti nel territorio provinciale. La moschea è stata ricavata nella chiesa sconsacrata di San Paolino dei giardinieri, ceduta alla Regione Siciliana dalla Curia di Palermo (su iniziativa del cardinale Salvatore Pappalardo) e scelta per il suo orientamento verso la Mecca. La ristrutturazione, diretta dall’architetto Salvo Lo Nardo, è costata circa 250.000 euro. Al suo interno sono presenti diversi orologi che segnano le ore delle preghiere che variano a seconda del tramonto e dell’alba ma sono soprattutto legate alle fasi lunari.

Nell’abside è stato collocato il mihrāb, la nicchia che è in direzione della Mecca, ma la struttura della chiesa non è stata intaccata. L’imam ha dato importanza alla preghiera in quanto gli islamici la ritengono uno strumento di mediazione tra l’uomo e Dio. La preghiera è d’obbligo per tutti, e ogni buon musulmano non si limita a pregare solamente all’interno della moschea, ma può farlo in qualsiasi luogo, purché sia rivolto verso La Mecca.

La religione islamica si fonda su cinque pilastri: il Ramadan, la preghiera, la testimonianza, il pellegrinaggio a La Mecca e l’elemosina. Infine, l’imam ci ha indicato delle iscrizioni sulle pareti della moschea che rappresentano i novantanove nomi di Dio, scritti in Arabo, tra questi  “Allah grande, al di sopra di tutti, misericordioso, il sovrano, il creatore, il sapiente, il giusto, l’immenso”.

Per consentire agli immigrati, italiani e stranieri di studiare l’Arabo, c’è una scuola apposita con dei maestri madrelingua che mettono a disposizione il loro tempo e la loro professione.

Durante questo percorso, abbiamo capito che la fede islamica, come ogni altra fede religiosa, possa essere così forte da poter coinvolgere così tante persone all’interno di una comunità.

 

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