L’aborto: una conseguenza del consumismo

23 Maggio 2016 | 0 commenti

di Arianna Vitale

Nel capitolo dedicato all’aborto,”il coito,l’aborto,il consumismo dei progressisti”  Pasolini esprime una visione molto contraddittoria rispetto alla sua indole  progressista. Egli si dichiarava come un uomo che amava  fortemente la vita e considerava l ‘aborto come una legalizzazione dell’omicidio. Pasolini reputava il progressismo italiano come superficiale e alleato con il nuovo nemico della libertà :il consumismo. Lo scrittore friuliano considerava la ricchezza materiale come  la spinta ideale dei “liberal” che scendono in piazza a sostegno delle interruzioni della gravidanza. Il consumismo ,secondo Pasolini, ha fatto si  che il coito divenisse  una merce. Questa mercificazione del sesso ha avuto come conseguenza una sessualità che non può essere considerata affatto libera e che ha alterato il normale rapporto con gli individui e la società . Chi rifiutava la mercificazione del sesso  veniva perseguitato e rigettato così come gli omosessuali, considerati esseri anomali e contro natura . Per Pasolini non si poteva parlare di libertà a causa del potere che ha reso il coito schiavo della logica del mercato e ha reso legale l’omicidio di un essere umano. Ogni valore è stato monopolizzato dal capitalismo e reso sterile. Ciò che proponeva Pasolini era il cambio della visione del coito con una nuova morale che insegni che l’aborto sia sempre condannabile perché la vita è in assoluto il valore più grande. Il tema dell’aborto è ancora attuale, infatti l’organizzazione Europa accogliendo un ricorso della CGIL ha stabilito che il nostro paese ridà il diritto alla salute, nonostante quanto previsto in tema di interruzione volontaria di gravidanza. Il diritto delle donne ad abortire in Italia non è garantito e  i medici non obiettori sono discriminati. Il sistema sanitario nazionale deve poter garantire un servizio medico uniforme su tutto il territorio evitando che la legittima richiesta della donna rischi di essere inascoltata. Ancora oggi come nei decenni antecedenti al nuovo millennio, si hanno feroci dispute riguardo tale tema; in Italia è consentito la pratica dell’aborto fino a quando il feto non ha superato i tre mesi di vita. Chiaramente non è possibile parlare di pro e contro di questo trattamento in quanto esso è il frutto di una decisione e di una riflessione proveniente dalla coscienza dell’individuo che la sta affrontando. Ci si sente però in dovere di sostenere che tale pratica non è una risoluzione ai problemi  dell’individuo, piuttosto deve fungere da ulteriore riflessione per la persona per aver violato il diritto di natura di un altro essere vivente e intrinseco nella natura dell’uomo di essere necessariamente attaccati alla vita e come affermava anche Pasolini” amo la vita così ferocemente,così disperatamente, che non me ne può venir bene..è un vizio molto più tremendo della cocaina”.

Arianna Vitale

Vanessa Pappalardo

Giorgia Saitta

Genny Marroccia

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