Omosessualità e diritti, siamo tutti uguali? Ieri ed oggi, i pregiudizi cambiano?

20 Maggio 2016 | 0 commenti

di Beatrice Bonanno

Il tema della discriminazione degli omosessuali ,le battaglie da essi combattute per ottenere gli stessi diritti civili degli eterosessuali, e quindi anche quello di sposarsi sono argomenti di cui da tempo si discute nella società civile. Ci siamo documentati su quando affiora l’origine di questo “fenomeno” e se gli uomini sono così aperti di mente come si dice da poter accettare qualcuno di “diverso” da ciò che abitualmente consideriamo “normale”.

L’omosessualità è un “fenomeno”, se così si può definire, che è presente nel mondo da sempre. Tuttavia il rapporto e l’opinione nei riguardi degli individui omosessuali non sono stati dei migliori, così come i diritti di questi ultimi. Per molto tempo l’omosessualità maschile è stata considerata “anormale”, “innaturale” e “perversa” e veniva perseguitata penalmente. Durante la Seconda Guerra Mondiale, addirittura i nazisti contrassegnavano gli omosessuali con un triangolo di stoffa rosa, per poi sterminarli nei campi di concentramento o sottoporli alla castrazione forzata. Questo perché le prime teorie innatistiche etichettavano l’omosessualità come una “diversità” che a seconda dei casi poteva divenire: perversione, peccato o entrambe. Generalmente queste teorie, data anche l’ignoranza nel campo della genetica, riportavano in modo assolutamente certo che il soggetto avesse dei difetti a carico del sistema nervoso. Le prime teorie psicologiche invece non si limitarono alla ricerca della causa di questo “malessere”, ma si impegnarono per riportare l’individuo affetto sulla strada di una “sanissima salute” che richiedeva la prova di alcuni esperimenti chimici. Colui che mutò il concetto e la vera indole dell’omosessualità fu negli anni del 900’ il filosofo e psicanalista Freud, che ricondusse il tutto alla volontà e al destino del soggetto, attraverso le vicende edipiche e pre-edipiche che orienta la scelta dell’oggetto. Freud è contrario alla teorizzazione di un “terzo sesso”, ma rispetto ai suoi seguaci, contemporanei e successivi ha una visione molto meno drastica dell’omosessualità. Si schiera infatti contro coloro che volevano escludere gli omosessuali dalla società psicanalitica e si rifiuta di curarli per il loro orientamento sessuale. Analizzando l’omosessualità maschile e femminile, Freud da diverso peso alla componente costituzionale e psichica. Una delle sue teorie è che la causa del tutto possa essere stata una forte fissazione alla figura della madre e la successiva identificazione con lei, per l’assenza di una figura paterna forte.

Negli anni a venire molte teorie che si rifanno alla psicanalisi basarono le loro riflessioni sulla fobia per l’organo del sesso opposto. Negli anni 50’ uscì un manuale descrittivo, il “DSM”, che nel principio definisce l’omosessualità come un disturbo sociopatico della personalità, in quanto presupponeva la volontà dell’omosessuale di opporsi alla società e alle tradizioni morali.

Finalmente nel 1957 uno studioso americano fece uno studio su dei gruppi di soggetti eterosessuali e omosessuali, sulla loro indole psichica. Degli esperti poi esaminando il materiale no riuscirono a distinguere i protocolli compilati dai diversi soggetti. Così si potette dimostrare che l’omosessualità come l’eterosessualità non è legata alla psicopatologia. E nel 1973 venne abolita anche la teoria che sia la sfera familiare la causa principale alla base dell’omosessualità. Così dopo la “de-patologizzazione”  dell’omosessualità, molti psicologi cominciarono a considerare piuttosto inutile l’interrogarsi sulle presunte cause e molto più utile dedicarsi alle tecniche della vita gay e lesbica.

Nel 2000, l’APA , un’associazione di psicologi americani si è espressa a favore del riconoscimento delle unioni civili, e specifica come questa posizione non abbia nulla di politico ma riguardi un intervento doveroso per la tutela della salute psichica degli omosessuali, che come qualunque altro cittadino, devono poter beneficiare dei medesimi diritti e dei medesimi vantaggi cognito-affettivi derivati dalla stabilità e dal riconoscimento delle relazione omosessuali.

Nonostante i progressi che la società abbia fatto nel corso di questi anni sono molte ancora le persone “omofobe” che tendono a discriminare gli omosessuali per questo sono state indotte delle disposizioni del codice civile che tutelano le persone omosessuali dalle discriminazioni e dalle offese. Inoltre la costituzione federale vieta di discriminare  una persona a causa del suo “stile di vita”, il quale comprende il suo orientamento sessuale.

Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali. Questa legge equipara le coppie omosessuali alle coppie coniugate per quanto riguarda l’obbligo di assistenza, il diritto successorio, le assicurazioni sociali, la previdenza professionale e il diritto fiscale. La legge non permette però alle coppie registrate di adottare un bambino o di far capo alla creazione mediante la fecondazione assistita. In molti paesi, come anche in Italia, l’unione civile tra individui dello stesso sesso è stata riconosciuta al pari dei consueti matrimoni civili.

Facendo un passo indietro dal punto di vista letterario, un autore che ha vissuto intensamente, con atroci conflitti morali accompagnati da tentativi di spiegazione psicoanalitiche o da ansia di legittimazione, l’omosessualità è Pasolini. Questo tema gli è molto caro in tutta la sua produzione letteraria, tanto da diventare una sorta di chiave di lettura della realtà. Egli a differenza di altri suoi contemporanei si batte a favore dell’omosessualità per la tolleranza comune.

Egli dice “un rapporto omosessuale non è male (…) è un rapporto sessuale come un altro. Dov’è, non dico la tolleranza, ma l’intelligenza e la cultura, se non si capisce questo?”.

Come autore degli anni ’70 Pasolini si mostra molto più flessibile e aperto dei suoi contemporanei omofobi che esprimono vuote e retoriche parole di solidarietà.

Cristina Zappalà

Beatrice Bonanno

Irene Moschetto

Genny Marroccia

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