Il viaggio è un’attività praticata dall’uomo sin dalla preistoria, quando gli uomini si spostavano alla ricerca di cibo, o per seguire le mandrie lungo i corsi d’acqua.

Sin dal 16° sec. a.C. i Fenici si distinsero per la loro abilità nel baratto: il viaggio veniva dunque effettuato per fini commerciali, per scambiare oggetti essenziali per la vita del singolo individuo e della comunità.

Al giorno d’oggi, molte persone partono verso altre città o Paesi stranieri per diversi motivi: per svago o per lavoro.

Chi parte per svago ha come scopo essenziale quello di trascorrere del tempo con i propri amici, la diminuzione dello stress, vivere un momento in piena libertà. Oppure è interessato ad effettuare visite turistiche, conoscere la storia di altri paesi e ampliare i propri orizzonti culturali.

 

Anche se si parte per divertimento, un viaggio insegna sempre qualcosa: permette di far proprie alcune caratteristiche di altre culture che potrebbero aiutarci a superare delle difficoltà che incontriamo nella vita quotidiana.

Ad esempio Boccaccio, per la stesura del Decameron, ha tratto ispirazione dai suoi viaggi: quando si trasferì a Napoli, assistette a scene di varia umanità che riportò nelle sue novelle.

Un altro intellettuale fiorentino, Dante Alighieri, nella Divina Commedia presenta il proprio viaggio attraverso i tre regni ultraterreni: raccontandolo nella sua più grande opera, vuole indurre gli uomini a non peccare.

In questi ultimi mesi, viaggiare è diventato molto pericoloso, a causa di continui attentati che causano la morte di molte persone e seminano il terrore, dissuadendo dal partire. Nonostante ciò, poiché viaggiare è sinonimo di conoscenza, non bisogna chiudersi all’interno dalle proprie città, ma bisogna espandere le nostre conoscenze. Forse proprio viaggiando un giorno potranno finire questi attentati, perché impareremo a conoscerci meglio e ad accettarci di più malgrado le differenze religiose e culturali tra cristiani e musulmani.

 

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