Il Gazzettino della III E Spedalieri

Maggio, il giornale della III E 1 1

Primo passo verso la libertà d’amare

di Flavia Straguzzi

Tanto discussa e tanto criticata, la legge sulle unioni civili viene accolta dalla Repubblica Italiana con 372 sì, mercoledì 11 maggio 2016 e celebrata, in segno di vittoria, con un arcobaleno che illumina la Fontana di Trevi.L'articolo 3 della costituzione italiana afferma: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Ma se gli ostacoli in realtà non fossero stati del tutto rimossi? Questa legge è solo il punto di partenza al fine di ottenere la vera uguaglianza, colpa di una società retrograda che forse per la prima volta cerca di mettersi alla pari dell'Europa, evitando di precludere la possibilità ad un comune cittadino di amare indistintamente una persona dello stesso sesso.

Amare pubblicamente è un diritto umano ma è anche comune violare quest'ultimo con l'ignoranza e la discriminazione legata probabilmente ad un tradizionalismo becero che blocca la crescita morale e l'adeguamento al continuo progredire delle società a noi vicine. Purtroppo cadere nella trappola dell'omofobia è semplice, tanto quanto è difficile praticare la tolleranza, e,  a tal proposito, le considerazioni di Pierpaolo Pasolini, seppur in un contesto diverso, rimangono sempre attuali:"Io non credo che l'attuale forma di tolleranza sia reale. Essa è stata decisa dall'alto: è la tolleranza del potere consumistico, che ha bisogno di un'assoluta elasticità formale nelle esistenze perché i singoli divengano buoni consumatori" (Pasolini, Scritti Corsari ).Il governo, probabilmente per appianare una situazione scomoda, decide di approvare la legge ma la felicità sfocia presto in delusione nel momento in cui viene creato un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile, nonostante in fin dei conti si tratti di regolare una situazione analoga ad un comune matrimonio eterosessuale. Persistono inoltre le differenziazioni e le limitazioni in quanto i 'nuovi' coniugi non avranno l'obbligo di fedeltà e in caso di morte o separazione disporranno del diritto di abitare nella casa matrimoniale a 'tempo' (massimo 5 anni) il che è chiaramente al limite dell'assurdità.

La legge è certamente un elemento positivo ma certi comportamenti o decisioni svelano una forte immaturità del nostro paese, nel quale molti dovrebbero comprendere che: "la felicità di un quindicesimo dell'umanità non è una posta di cui ci si possa disinteressare a cuor leggero."( Pasolini, Scritti Corsari). Infatti il diritto alla felicità, già presente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776), viene abitualmente 'calpestato' nel momento in cui gli eterosessuali non prendono nemmeno in considerazione l'istituzione del matrimonio, pur professandosi cattolici, e si preoccupano piuttosto, lasciando trapelare una inquietante ignoranza, di intralciare con futili giustificazioni o ragionamenti privi di logica la lotta verso la libertà d'amare.

lo-stesso-si-770x770La legge che è stata approvata potrebbe essere il simbolo di una possibile evoluzione se ci liberassimo dai consueti schemi mentali che costituiscono i punti cardine della società. Per cui è importante l'informazione tanto quanto l'educazione impartita dai genitori ai propri figli sin da piccoli, che è doveroso educare non solo alla solidarietà e al rispetto ma anche a fuggire dagli stereotipi che tutt'oggi impediscono agli italiani di usufruire di quella piena libertà che il più delle volte ricercano all'estero. Concludendo, l'amore, in quanto tale, deve essere libero di manifestarsi in tutte le sue sfaccettature, e se viene ostacolato o limitato non si potrà mai parlare dello stesso 'sì'.

Flavia Straguzzi