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UNICEF per i diritti dell’infanzia

di Martina Floresta Rita Sciuto Simona Vasta
onuA ventisei anni dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza emanata dall’ONU, la situazione a riguardo sembra essere migliorata sebbene rimanga comunque distante dagli obiettivi prefissati. La realtà in cui persistono molti dei paesi che hanno aderito alla Convenzione è ancora legata a condizioni di difficoltà sociali ed economiche critiche che molto spesso, insieme alle differenze culturali, impediscono la piena attuazione dei protocolli enunciati.L’UNICEF ITALIA è uno dei maggiori gruppi che in ambito internazionale cerca di provvedere a tali divari attraverso la partecipazione ai comitati e, da un punto di vista più pratico, la promozione di iniziative di volontariato.Oggigiorno le problematiche più urgenti, sebbene stenderne una lista completa sia un lavoro piuttosto sostanzioso, sono fondamentalmente tre, ovvero le condizioni dei bambini nei paesi di guerra, dei minori figli di migranti e la pedofilia diffusa soprattutto nei paesi dove il commercio dei bambini e la prostituzione in età infantile sono all’ordine del giorno.  Per quanto riguarda la pedofilia, l’ONunicef2U ha stilato un protocollo opzionale all’interno della Convenzione in modo tale da spingere a tutelare, anche a livello legislativo, i bambini dalla vendita, dalla prostituzione e dalla pornografia. Ritenendo la necessità di un’azione di sensibilizzazione del pubblico per ridurre la domanda che è all’origine di queste problematiche bisogna migliorare l’attuazione della legge a livello nazionale. Infatti di ciò si sono occupati alcuni strumenti giuridici internazionali come la convenzione dell’Aja, che è interessata alla protezione dei diritti del fanciullo. Considerando l’importanza delle tradizioni e dei valori culturali per la protezione del bambino e per il suo sviluppo, sono stati stilati appositi articoli tra cui l’articolo n.2 che recita: «Ai fini del presente protocollo: per vendita di bambini si intende qualsiasi atto o transazione che comporta il trasferimento di un bambino […]; per prostituzione di bambini si intende il fatto di utilizzare un bambino ai fini di attività sessuali dietro compenso o qualsiasi altro vantaggio; per pornografia rappresentante bambini si intende qualsiasi rappresentazione, con qualsiasi mezzo, di un bambino dedito ad attività sessuali esplicite e concrete […]». Il secondo protocollo opzionale riguarda l’impiego dei bambini soldato in guerra. In data 12 febbraio 2016, in occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, l’UNICEF ha stilato un elenco di dati riguardanti i bambini che vengono resi attivamente partecipi alle operazioni di guerra, raggiungendo apici allarmanti in Sud Sudan, dove dall’inizio del conflitto nel dicembre 2013 sono stati reclutati 16.000 bambini, e nella Repubblica Centroafricana dove i bambini sono stati tra i 6 e i 10 mila.Inoltre i bambini vengono utilizzati nei modi più disparati, ad esempio come cuochi, facchini, messaggeri, spie o sono sottoposti a sfruttamento sessuale, oltre ad essere adoperati come combattenti. unicefIl Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera ha in proposito dichiarato: “ Non possiamo aspettare la pace per aiutare i bambini intrappolati nelle guerre. Dobbiamo investire in interventi concreti per tenerli lontani dalle linee di combattimento, soprattutto attraverso l'istruzione e il sostegno economico. Dobbiamo ricordarci che sono anche queste le situazioni da cui tanti bambini e adolescenti fuggono per cercare protezione in Europa. Fino a quando queste gravi violazioni continueranno, la comunità internazionale non avrà onorato la sua promessa di porre fine, una volta per tutte, al reclutamento e all'impiego di bambini nei conflitti armati”. Il problema decorridoi umanitarilla migrazione è piuttosto ampio in quanto coinvolge sia le migliaia di bambini che ogni giorno sono costretti a scappare da situazioni catastrofiche e a raggiungere, dopo viaggi in condizioni di pericolo estreme, le zone europee che si affacciano sul Mediterraneo, sia i bambini figli di migranti ai quali in Italia non è concessa la cittadinanza fino al compimento della maggiore età e solo se in circostanze particolari. Sebbene siano passati già diversi anni dall’inizio dell’emergenza migranti, ancora nel 2016 i dati sono piuttosto preoccupanti soprattutto se si considera che, solo in Grecia, uno dei paesi maggiormente raggiunti, più di un terzo dei migranti e rifugiati sono bambini, il 20% dei quali ha meno di 4 anni e il 10% non è accompagnata da nessun maggiorenne. "I minorenni non accompagnati sono vittime di falle. Molti semplicemente scappano dai centri di accoglienza per unirsi alle loro famiglie allargate mentre aspettano, o perché non hanno avuto un pieno ascolto della determinazione del loro superiore interesse o i loro diritti non sono stati spiegati", ha detto Marie Pierre Poirier, coordinatore speciale UNICEF per i rifugiati e la crisi migranti in Europa. L’UNICEF tenta quindi di rispondere alla crisi attraverso interventi di advocacy, quindi assistenza tecnica ai governi, e di erogazione di aiuti e servizi nei paesi, cercando parallelamente di estendere gli interventi attraverso il coinvolgimento degli stessi Stati membri dell’Unione Europea.Per quanto riguarda i minori figli di migranti la situazione a livello legislativo, in particolare in Italia, è piuttosto complicata. Difatti secondo la legge 91 del 92 sulle Nuove Norme sulla Cittadinanza, fino al compimento dei diciotto anni il bambino figlio di migranti non ha diritto alla cittadinanza italiana e inoltre, compiuta la maggiore età, deve fare richiesta scritta entro un anno se intenzionato ad ottenerla.Sono vari i programmi e le campagne che l’UNICEF porta avanti ormai da anni per tentare di far abrogare questa legge ma, visti gli interessi economici e politici, appare chiaro che non sia affatto un obiettivo semplice. Appare chiaro che i problemi siano molti ma non bisogna dimenticare che lo sono anche le soluzioni; ecco perché l’UNICEF segue con rigore i dettami della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, cercando di farli applicare anche nelle circostanze più critiche, impegnandosi per far riconoscere i diritti dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti come principi etici permanenti e come parametri internazionali di comportamento verso l’infanzia. Si ringrazia l’UNICEF CATANIA e in particolare il Presidente Dottor Lorefice per averci fornito gli spunti e il materiale necessario.

Rita Sciuto

Martina Floresta

Simona Vasta