L’Italia e il suo “muro” Verso l’evoluzione dei diritti umani

6 giugno 2016 | 0 commenti

di Messina William

 

Oggi molti Paesi mirano a preservare o a riconoscere i diritti di tutti, anche delle minoranze, basti pensare al recente disegno di legge sulle unioni civili approvato dalla Camera, una grande conquista per l’Italia, che inizia finalmente ad aprire gli occhi e a mirare ad un futuro egualitario e di massimi diritti per tutti.

Eppure sempre nel nostro Paese, qualcosa è rimasto bloccato sulla strada dello sviluppo reale dei diritti dell’uomo: la mancanza di una legge sul reato di tortura. Tale reato infatti in Italia non prevede ancora una pena certa.

Sono anni che l’Europa e altre organizzazioni internazionali come l’ONU cercano di spingere l’Italia ad attuare un disegno di legge sulla tortura ma, dopo tantissime proposte e valanghe di promesse false, il nostro paese non ha ancora emanato una legge in merito e conta un ritardo di ben ventotto anni dalla data in cui la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, che nel nostro paese venne ratificata solo nel  1988, prevedeva che ogni stato si adoperasse per perseguire penalmente gli atti di tortura.

In Italia, nessun tipo di violenza è giustificato e tantomeno le forze dell’ordine possono in nessun caso perpetrare violenze  fisiche o  psicologiche al detenuto o al soggetto in custodia.

Eppure il nostro paese si è macchiato di tantissimi casi sospetti di tortura,  alcuni dei quali irrisolti anche a causa della mancanza del reato di tortura nel codice penale.

Talvolta, in casi conclamati,  le  condanne   tardano ad arrivare o vengono  date pene che non riflettono la reale gravità dei crimini effettuati, basti ricordare il caso del G8 di Genova del 2001, durante il quale decine di funzionari dello stato violarono i diritti umani di centinaia di persone e vennero poi accusati di aggressione verso manifestanti pacifici o gli arresti, i  maltrattamenti e le minacce al carcere di Bolzaneto o le violenze nel raid del 22 luglio dello stesso anno alla scuola Diaz, usata come dormitorio dal Genoa Social Forum.

Vi sono stati altri casi come quello di Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni che nel 2005 morì durante un fermo della polizia di Ferrara o  di Aldo Bianzino, un uomo di 44 anni morto in carcere a Perugia due giorni dopo l’arresto, oppure di Giuseppe Uva il cui decesso è avvenuto  in ospedale a Varese,  dove è stato portato dopo un fermo di polizia o ancora quello di Emmanuel Bonsu, un ragazzo di 22 anni originario del Ghana, che dopo l’arresto dalla polizia municipale di Parma venne scambiato per uno spacciatore ed   umiliato con torture sia fisiche che psicologiche e  il caso più recente, quello di Stefano Cucchi che nel 2009, all’età di 31 anni venne fermato, portato nella caserma di Roma, dalla quale  uscì con numerose  lesioni che gli causarono la morte.

Lo Stato Italiano, che da molto tempo ha abolito la pena di morte, sembra  non essere motivato nell’attuare un disegno di legge sulla tortura, come dimostrano le ben sessantasei proposte di legge sulla materia mai approvate e ancora si allungano i tempi, si discute e… intanto si fa un bel parlare di diritti umani…

                                                                                           William Messina “I.I.S. G.B. Vaccarini” CT

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