I fatti della Diaz, tra perdita della ragione e tortura

1 giugno 2016 | 0 commenti

di Corrente Claudia

Sono già passati quasi 15 anni da quel 21 Luglio 2001, quando tra le ore 22 e mezzanotte,nelle scuole di Genova  Diaz, Pertini e Pascoli, i diritti umani vennero calpestati nei blitz delle forze di polizia contro i manifestanti, che si trovavano pacificamente all’interno degli edifici.

Definire ciò che è successo uno scontro è un eufemismo, dato che si è trattato per lo più di un massacro, visto che i manifestanti erano del tutto inermi e impossibilitati a difendersi.

I procedimenti penali contro i responsabili delle violenze si sono svolti nei successivi 12 anni e si sono conclusi nella maggior parte con l’assoluzione degli imputati.

Al processo sono state molto forti le parole di Mark Covell, uno degli attivisti presenti in quei giorni, che in qualità di protagonista racconta come i poliziotti abbiano occupato i quattro piani della scuola Diaz, imponendo il loro particolare tipo di disciplina ai suoi occupanti e riducendo i dormitori improvvisati in quello che è stato definito “una macelleria messicana”.

La cosa più grave di questa vicenda è la mancanza di giustizia nei confronti di Mark Covell e i suoi compagni; infatti tutti coloro che sono stati condannati per i loro crimini, non sconteranno mai nessuna pena, e i politici e le massime autorità delle forze dell’ordine che ai tempi erano a conoscenza di questa spedizione punitiva, non hanno mai pagato in prima persona per la loro responsabilità .

Un ulteriore testimonianza arriva da parte di Daniel Albrecht e Karl Boro; i quali hanno raccontato della violenza immane e senza nessun controllo; visto che i detenuti sono stati umiliati, torturati e gli sono stati negati i loro diritti, basti pensare alla testimonianza da parte di un poliziotto italiano che afferma di aver visto i suoi colleghi urinare sopra i “detenuti”, o persino rasare a zero e picchiare brutalmente alcune donne.

scuola-diaz-genova

Queste testimonianze sono sufficienti per capire come in questa circostanza l’Italia sia contravvenuta non solo alla convenzione dell’ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ,”(articoli 1-3-5″ della dichiarazione dei diritti umani)”, ma anche all’articolo 13 della costituzione, il quale recita che “la libertà personale è inviolabile (…)” e che ” è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte  a restrizioni di libertà”. .

Pascal affermava che l’uomo fosse un ibrido tra grandezza e miseria ,definendo così la sua doppia natura,ma ciò a cui non deve mai rinunciare l’essere umano è la propria libertà.

 

Corrente Claudia.

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